Ognuno ha una piccola casa di legno nel cuore...

Questa mostra si è tenuta nell'anno 1980 presso la galleria FotoGrafia di Treviso, in vicolo Pescheria.

In essa ho raccolto i primi disegni in bianco e nero visibili, solo in parte, in altra sezione di questo sito.

Qui di seguito riporto la presentazione della mostra che ne fece il prof. Giacomo Ricci mio maestro e amico:

"Qui non c' è acqua ma soltanto roccia,
Roccia e non acqua e la strada di sabbia
La strada che serpeggia lassù fra le montagne
Che sono montagne di roccia senz' acqua
Se qui vi fosse acqua ci fermeremmo a bere..."

( T.& ELIOT : " La terra desolata")

Ma dopo la caduta di ogni illusione, di ogni speranza che cosa ne può essere dell'lo-dilaniato
dalle grandi città, dall' assurda mancanza di significato della vita quotidiana? L'io non è più uno ma
le mille cose che vede. In esse si rispecchia, ritrova se stesso, si riconosce. Quando si è dopo la "crisi" si è anche dopo il linguaggio, dopo il potere che le parole credevano di possedere per cambiare il mondo.
Non si può, ora, più parlare. Si sta allineati nel deserto infinito, fatto di rocce o di fiori concreti
e spessi come alabastro, guardando un sole troppo grande e troppo alto alI' orizzonte, sotto i suoi raggi
infuocati che spaccano le zolle di terra senz' acqua. L' uomo solo con se stesso fa per guardarsi attorno,
per vedere oltre la linea d' orizzonte, oltre le grandi costruzioni di pietra con le finestre tutte uguali, oltre il loro
assurdo valore totemico e una frenesia lo coglie. Deve sfuggire I' esser-di-pietra. Deve ritrovare
I' acqua-I' inchiostro, il nero della vernice, il sangue, la linfa vitale, deve poter parlare di nuovo,
ricoprire con una serie fitta di segni neri il bianco che gli sta attorno, il nulla, I' assenza che il
deserto gli vuole imporre, deve correre fino alI' orizzonte, magari oltre il sole, deve uscire violentemente
dalla stanza scivolando disperatamente sulla scacchiera del pavimento, deve dare a se stesso
una prova della sua esistenza. Ma, inevitabilmente, la fuga dietro una farfalla o verso
il cielo in una allegorica casa-infantile o attraverso una porta trasparente è INUTILE.

Dopo il Nulla, oltre questo
limite non vi può essere che il silenzio; ed è come per non morire che si aspetta il sorgere del desiderio,
la crescita di un germoglio colorato dal bianco. Dal Nulla o dalla catastrofe, rispetto alla quale si è diventati
indifferenti, deve potersi progettare una fuga, una possibilità di vita. Ci si schianta contro una barriera di
vetro finendo in un secchio, un vuoto contenitore, noi materia-inerte. Si vola verso il cielo che non è azzurro
ma bianco, si costruiscono utopie che sempre più sembrano non realizzabili.
Dal Nulla è dunque impossibile uscire? Impossibile tracciare una strada che riconduca I' lo alla terra mitologica
dell' affetto, al suo metter radici? Potrà mai sgorgare acqua dal deserto?
Non è possibile andare avanti; a questo punto il compito dell' artista è quello di tacere. Non esistono consolatorie
soluzioni fittizie da proporre attraverso I' estetica. La soluzione è fuori, fuori dal Nulla: basta
"raccogliere le forze", la propria disperazione e di nuovo sforzarsi di sognare, desiderare, sperare.
Bisogna, di nuovo, poter costruire I' Utopia.

GIACOMO RICCI