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FORZA D'INERZIA
Questa sera, dopo una riunione con alcuni
colleghi, riflettevo su quanto ci siamo detti a proposito della difficoltà
degli alunni di concentrarsi e di prestare attenzione durante un concerto
di musica classica a cui la scuola ha deciso di farli partecipare insieme
ai bambini della scuola elementare.
Si è detto che colleghi della scuola elementare si sono lamentati,
dopo il concerto, del comportamento “incivile” dei nostri
ragazzi di scuola media rispetto a quello dei loro alunni di scuola
elementare che si sono invece dimostrati molto più attenti ed
educati nel corso dello spettacolo. I nostri ragazzi hanno dato presto
segni di insofferenza e si sono comportati in modo poco civile, disturbando
il concerto e palesando un sostanziale disinteresse, i bambini invece
hanno seguito con maggiore attenzione e partecipazione.
Perché? E’ colpa loro o nostra? Ci siamo chiesti. E’
colpa degli insegnanti, che avrebbero dovuto controllare meglio la disciplina
ed imporre eventualmente un atteggiamento più rispettoso e diligente
in sala oppure è colpa della maleducazione dei ragazzi, poco
abituati ormai al rispetto delle regole della buona educazione, in ogni
occasione? Si è detto che alcuni insegnanti presenti hanno forse
sottovalutato il loro compito di “controllori” e che forse
sarebbe opportuno attribuire a loro la responsabilità dell’accaduto
e non ai ragazzi…Si è detto anche che non c’era stata
la preparazione necessaria ad un evento così importante ed inconsueto
e forse una migliore preparazione avrebbe evitato…Si sono fatte
molte ipotesi ma la cosa sostanziale che ne è venuta fuori, e
sulla quale appunto sto cercando di riflettere, è che nessuno
di noi ormai è in grado di garantire con la sola propria presenza
ed autorità ( o autorevolezza ) un corretto e disciplinato svolgimento
di una lezione, di una proiezione, di un concerto o di una qualunque
altra attività didattica il cui svolgimento faccia affidamento
sulla partecipazione attiva e attenta degli allievi. Nessuno di noi
è più capace di chiedere ed ottenere, come si dovrebbe,
l’attenzione e l’interesse necessario a sviluppare un corretto
e proficuo rapporto comunicativo e dunque un corretto processo di “trasmissione”
del sapere. Siamo costantemente alle prese con una disarmante superficialità,
una allegra approssimazione, un apatico disimpegno che soltanto in pochi
ragazzi riescono a fronteggiare: figli di buona famiglia, di sani rapporti
affettivi, di corretti principi educativi, che ancora godono di una
formazione familiare rigida ma approfondita, attenta, accurata nella
forma e nella sostanza e per questo pronti ogni mattina a far fronte
all’assalto dei nuovi barbari cui ( purtroppo ) è destinato
gran parte dello sforzo produttivo ed economico della scuola attuale,
papocchio di culture diverse, di ceti sociali e culturali malamente
integrati e di bisogni malamente soddisfatti in nome di un malinteso
senso dell’Istituzione che deve sempre e comunque dare al cittadino
scolaro la certezza di non essere escluso dal diritto sacrosanto all’istruzione…Ogni
tanto però una pedata nel sedere a qualcuno , senza sconti e
senza attenuanti, bisognerebbe pur darla, se non altro per dare l’esempio
a chi si comporta sempre e comunque bene di non essere un cretino (
ma qui il discorso si farebbe complesso e forse è meglio rinviarlo
…).Una collega di Educazione musicale, notoriamente esperta e
seria, presente alla nostra discussione ha posto una questione semplice
quanto fondamentale a seguito dell’affermazione secondo la quale
ai docenti veniva imputata la responsabilità del comportamento
scorretto durante il concerto:
“ io non porto i miei allievi ai concerti proprio per questo,
perché oggi è difficile persino ottenere l’attenzione
ad un brano musicale per cinque minuti, in classe, anche un brano di
musica leggera. Per farli tacere e concentrare durante l’ascolto
bisogna stare con due pistole spianate, minacciarli di punizioni…Figuriamoci
se li porto a teatro a sentire Mozart, mi esporrei alle stesse conseguenze
e alle stesse critiche successive. Preferisco, mio malgrado, non farlo…”
Chi può dar torto a questa gentile collega? Si può attribuirle
responsabilità o colpe che non siano ingiuste a fronte di quanto
accade oggi in tutte le scuole del nostro Paese? La Cultura con la C
maiuscola va vissuta e fruita nel silenzio della mente e con la giusta
capacità di concentrazione, i nostri allievi non sanno più
cos’è il silenzio, né lo spazio della mente staccata
dai rumori della TV, del telefonino, dell’Mp3, la scuola non può
che tentare disperatamente di spegnere per qualche attimo questo frastuono
nel quale , poveri ragazzi, stanno crescendo ma non può evitare
che nei momenti di silenzio, come quelli che si creano forzatamente
durante un concerto, essi continuino a muoversi e ad agitarsi come spinti
da una forza d’inerzia e incapaci di gestire autonomamente persino
i propri muscoli oltre che la propria mente.
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