A volte accadono cose minime, piccoli
episodi di vita quotidiana, apparentemente comuni e non particolarmente
rilevanti che tuttavia sono lo specchio e il campanello di allarme di
una situazione ben più grave di carattere generale.
Faccio un esempio parlando di una serata che ho trascorso in pizzeria
con amici ( eravamo in tre ).
Capita spesso, quando si è in compagnia, di parlare degli argomenti
che ci interessano e ci preoccupano di più e, dunque, tanto per
cambiare, si parlava di scuola e del nostro lavoro quando si è
avvicinata al tavolo una giovane cameriera per chiederci le ordinazioni:
“Cosa ordinate signori?”
“Beh, vediamo…Una pizza pugliese per me…”
“Una con rucola e ricotta per me e un’altra uguale per la
signora”
“La pugliese è con la cipolla?”
“…Un momento!! ”
( la ragazza, un po’ seccata, armeggiava con qualche difficoltà
un apparecchio di quelli digitali che registrano le ordinazioni su un
computer portatile, dopo qualche secondo di attesa…)
“ Non lo so!! ”
“Allora, per lei una pugliese, per lei?”
“…Per me una con rucola e ricotta, grazie” ( qualche
altro secondo di attesa per la digitalizzazione )
“…Per lei signora?”
“ …Come lui grazie, uguale, con rucola e ricotta…”
(…digitalizzazione prolungata ed espressioni di concentrazione
massima sull’ordinazione…)
Prese le ordinazioni la giovane cameriera si è allontanata con
aria di soddisfatta efficienza e subito ne è arrivata un’altra
che ci ha portato da bere: una birra già in bicchiere, mezzo
litro di vino in caraffa e una bottiglia d’acqua per me, dopodiché
si è allontanata senza chiedersi come avremmo fatto a bere senza
i bicchieri… ( la richiamo al tavolo )
“Scusi, per favore potremmo avere dei bicchieri? Grazie”
“Quanti bicchieri?”
“…Beh, siamo in tre, uno beve la birra…Veda lei, forse
due…Ma magari la signora che beve birra vuole anche un po’
d’acqua…facciamo tre. Grazie.”
Prima che la ragazza torni con i tre bicchieri, l’altra cameriera
di prima, quella con il computer, si avvicina al nostro tavolo e chiede:
“ Cosa ordinate da bere?”
( la presenza delle bevande già sul tavolo non è stata
evidentemente notata dalla ragazza…)
Dopo un’attesa non molto lunga arrivano le pizze: due soltanto…Portate
da un terzo cameriere.
“ E la terza pizza scusi? ...Avevamo ordinato due pizze uguali,
una per me e una per la signora…Ne ha portata solo una...”
“Mi scusi, forse c’è stato
un disguido..."
( nel frattempo ritorna la cameriera col computer, perplessa…Altre
ragazze girano tra i tavoli nervosamente senza un compito preciso, ci
sono più camerieri che tavoli...Non c'è molto da fare...)
“La ragazza forse ha capito male ora provvediamo
subito, scusate…”
Finiamo di mangiare mezza pizza per uno e arriva la pizza dimenticata
che lasciamo quasi tutta sul tavolo.
“ Prendete qualcos’altro?...”
“ No, grazie, no... Per me no…Si, per me porti un amaro
Averna, grazie ”
( la ragazza che ha preso l’ordinazione ritorna dopo poco...)
"Lo vuole liscio o con ghiaccio
l'amaro? "..." Liscio, grazie " ( va in cicina
e ritorna ancora dopo poco...)
“Per chi è l’amaro?”…(
come per chi è l'amaro? Gliel'ha chiesto già due volte!
)
( tenendo il bicchiere con tutta la mano sull’imboccatura
e non, come si dovrebbe, per il collo lo porge alla mia amica dall'alto...
)
Colto da un attacco di “professorite acuta” e rivolto alla
cameriera con il computer ho cercato di spiegarle che forse sarebbe
stato più semplice ed opportuno scrivere a penna le ordinazioni
su un blocchetto o, ancora meglio, mandarle a memoria.
A queste mie osservazioni la ragazza ha risposto seccata:
“…Ma io devo imparare…!”
( come dire: “che c… vuoi, non è
mica facile usare questo arnese…!” )
Certo, lei deve imparare, deve imparare molto se le
cose stanno così e dunque deve esercitarsi assolutamente nell’uso
del marchingegno infernale ma deve anche imparare l’educazione,
il rispetto del cliente che non deve fare le spese della sua incapacità
( nessun giovane avvocato si sognerebbe di giustificarsi con il proprio
cliente, dopo aver perso la causa, con la frase: “
ma io devo imparare”, così come nessun giovane medico
dovrebbe giustificarsi con la stessa frase dopo aver somministrato al
paziente una medicina sbagliata o magari la cannula dell'anestetico
al posto di quella dell'ossigeno...ecc. )
Il problema di cui abbiamo discusso poi tra di noi
è appunto questo stato di palese incoscienza del proprio ruolo,
delle proprie responsabilità che molti ragazzi esprimono attraverso
questa totale approssimazione e superficialità nello svolgimento
dei compiti loro assegnati e, cosa ancora peggiore, senza attribuire
a se stessi alcuna responsabilità quando sbagliano.
Nel caso specifico, la ragazza che mi ha risposto in
quel modo avrebbe dovuto evitare che a fare le spese della sua inesperienza
fossimo noi clienti della pizzeria ai quali il suo servizio viene messo
in conto. Avrebbe dovuto osservare le regole essenziali della buona
educazione accogliendo le mie osservazioni e chiedendo scusa e, soprattutto,
dovrebbe far tesoro in futuro di questo piccolo inconveniente per trarne
insegnamento.
Invece la sensazione che si ha in questi casi è quella di avere
a che fare con soggetti senza alcuna percezione della propria inadeguatezza
e impreparazione che, tuttavia, esigono comprensione e considerazione
del proprio ruolo, quand’anche sia svolto male e in modo approssimativo.
Come docente di scuola media non posso che proiettare questa piccola
esperienza nella scuola e fare un parallelo con ciò che accade
ogni giorno in classe, dove gli allievi meno preparati e meno responsabili
sembrano essere del tutto inconsapevoli della propria situazione e,
quando sbagliano, incapaci di assumersi la propria responsabilità
e l’onere derivante da un errore attraverso una presa di coscienza
che li porti a migliorarsi esigendo da se stessi serietà, impegno,
attenzione, correttezza. Niente di tutto ciò. Quando sono ripresi
o richiamati al proprio dovere, dopo una mancanza, sono sempre in grado
di giustificare il loro errore con motivazioni assurde o magari, cosa
ancora peggiore, attribuendo ad altri la responsabilità di non
aver fatto qualcosa, di non aver studiato, di non aver capito ecc.
Probabilmente perché l’assunzione di responsabilità,
come abitudine, è mancata nel percorso educativo precedente,
sia a scuola che in famiglia, grazie alla totale assenza di ostacoli
e di difficoltà che scuola e famiglia si sono affannati ( non
si capisce per quale motivo ) a togliere dalla strada della crescita
di questi giovani, ai quali nulla è precluso e tutto è
concesso facilmente, senza alcuno sforzo.
In famiglia è tutto un “amore” e un “tesoro”
e fino quasi a trent’anni si è ancora “cocchi di
mamma” e a scuola non ci sono più esami , ostacoli, punizioni
severe per chi sbaglia e si comporta male, ma è tutto un facilitare,
aiutare, semplificare , cosicché tutto sembra alla portata, facile
da gestire e da ottenere e si arriva a occupare un posto di lavoro,
magari anche facile da svolgere, con l’arroganza e la presupponenza
di chi pensa che sia tutto dovuto e che esistano più diritti
che doveri.
Anche la comprensione di uno come me che, ogni giorno, ha a che fare
con questi comportamenti e cerca umilmente e pazientemente di correggerli,
poi decide una sera di andare a farsi una pizza per distrarsi un po’
e si ritrova a ragionare delle stesse cose grazie al fatto che i ragazzi
che oggi sono a scuola domani saranno inseriti nel mondo del lavoro
e, se le cose non cambiano, avranno le stesse difficoltà che
la giovane cameriera della pizzeria ha avuto nel prendere tre ordinazioni,
qualsiasi lavoro essi saranno chiamati a svolgere.
E tutti ne pagheremo le conseguenze…
P.S. ricordo che avevo 23 anni e stavo per
laurearmi in architettura a settecento Km. di distanza dal luogo dove
lavoravo come cameriere. La mattina studiavo e la sera servivo ai tavoli
e lavavo i piatti alla chiusura. Non avevo bisogno di un taccuino, mandavo
a memoria fino a quaranta ordinazioni per volta, memorizzando la fisionomia
dei clienti con i sistemi più incredibili, esercitando la mia
mente in modo da collegare ad ogni soggetto il piatto ordinato e questo
esercizio mi è servito per superare la difficoltà di memorizzare
le molte formule matematiche necessarie per superare un esame tra i
più difficili dell’ultimo anno: Tecnologia dell’architettura.
Ho imparato moltissime cose facendo il cameriere e molte le uso ancora
oggi nel mio lavoro di insegnante e di creativo. Non bisogna mai perdere
l’occasione di imparare qualcosa.
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COMMENTO DI DAVIDE...
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